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Così narra l’episodio il più illustre dei letterati cropanesi: Padre Giovanni Fiore (1622-1683) nel tomo II della sua opera Della Calabria Illustrata: “L’anno 831, trasportandosi dalla città d’Alessandria all’altra di Venezia il sagro corpo dell’Evangelista s.Marco, la nave che ‘l recava, come fu nel golfo di Squillace, famoso per i naufragi, venne assalita da fierissimo temporale con certo pericolo di sommergimento. Quindi dal temuto naufragio avvisati, i nocchieri fecero voto solenne a Dio che ovunque approdassero fuori di pericolo, dovessero lasciarvi una qualche insigne reliquia di quel venerabile tesoro. Fatto il voto, si tranquillò la tempesta sotto alla terra di Cropani; onde venuti a terra chiamarono quel clero col suo popolo, quali scesi processionalmente ebbero in dono la patena del ginocchio del santo; qual si conserva pur oggidì intiera, solennizzata con molta festa il dì solenne del santo il 25 aprile. Per sì bel tesoro i cittadini di questa terra godono in Venezia e suo dominio le franchigie de’ propri cittadini, come l’abbiamo dall’esempio di molti, ed ultimamente d’Aurelio Politi, qual ito con mercandanzie in Venezia, con fedi d’esser cittadino cropanese, fu ricevuto il qualità di veneziano.” |